Il No vince a valanga nel referendum greco per accettare o meno le condizioni UE per il ripiano del debito della nazione ellenica verso la UE. E’ stato determinante il peso dei giovini: oltre il 70% di votanti tra i 18 e i 34 anni si è schierata per OXI, il no. Alla fine Il 62% degli elettori ha scelto di dare ragione al governo di Alexis Tsipras, che dopo aver ricevuto l’ennesimo rifiuto dai grandi d’Europa, ha lasciato alpopolo greco l’ultima parola. E il popolo si è schierato apertamente dalla sua parte. “Il “No” non è una rottura con l’Unione europea. è un grande sì alla democrazia, un no all’Eurozona intesa come bunker blindato, ma sì a un’Europa di benessere e speranze per tutti”, fanno sapere dal governo Tsipras. Ma quanto peserà questa scelta per il futuro della Gracia e dei paesi Europei? Cosa succede adesso? Il premier Tsipras ha promesso di volare a Berlino e tornare a casa con un accordo con i creditori grazie al mandato elettorale ricevuto dai greci. Punta ad ammorbidire ancora la posizione della Troika sulle pensioni e ottenere un impegno preciso sulla ristrutturazione del debito. A Bruxelles i grandi d’Europa (FMI; BCE ed UE) Incontreranno Tsipras, sicuramente. Ma senza fare nuove concessioni alla Grecia. La cancelliera Merkel ha già forti difficoltà a far passare in Parlamento a Berlino il vecchio compromesso, figurarsi una nuova versione ancora più comoda. Il tempo per trovare un’intesa è breve:In teoria il 20 luglio scadrà un prestito della Bce che, in caso di mancato pagamento, farebbe precipitare la situazione. In realtà la situazione in Grecia potrebbe precipitare molto più rapidamente. Nelle casse delle banche elleniche non ci sono più soldi. E senza iniezioni di liquidità della banca centrale “in poche ore”, ha detto il presidente della National Bank of Greece finirebbero anche le banconote da mettere nei bancomat. Questa è l’immagine della crisi greca che si percepisce in questi giorni: banche chiuse e prelievi fissati con un max di 60 Eal giorno per i correntisti greci. Inoltre la BCE anche volendo non potrebbe finanziare ancora la Grecia in quanto per statuto non ci sono le condizioni per finanziare uno Stato, specie un programma con i creditori attivo e con pochissime speranze di intesa. La Bundesbank poi potrebbe in teoria ritirare le linee di credito già concesse, innescando subito una crisi irreversibile e diventando il detonatore della tragedia ellenica.Già si vedono in questi giorni i segnali: le forniture di carne, latte e farmaci scarseggiano: con una decisione così drastica l’economia ellenica andrebbe rapidamente in asfissia. I greci non potrebbero più ritirare soldi nemmeno a 60 euro al giorno ai bancomat.
Le conseguenze sociali sono immaginabili. Accaparramenti ai supermercati, probabili tensioni di piazza, si arriverebbe ad uno stato d’emergenza nel paese. Il governo potrebbe sancire l’uscita dall’euro, iniziando a stampare una nuova valuta, che potrebbe essere lla dracma o una divisa parallela che avrebbe un corso parallelo con l’euro. Ma questa nuova moneta partirebbe con una rapidissima svalutazione e un nuovo crollo del Pil dopo il -25% degli ultimi cinque anni sarebbe il colpo finale. Forse potrebbe beneficiarne il turismo, andare in vacanza n Grecia ( e sono milioni gli europei che già lo fanno) costerebbe meno e porterebbe capitali, ma dato che il paese anche sul fronte alimentare è molto dipendete dalle importazioni, pagherebbe un pedaggio molto pesante. Probabile che Bruxelles vari a quel punto un piano di aiuti straordinari per la Grecia uscita dall’euro che in virtù della situazione e del divorzio monetario ormai consumato potrebbe ottenere il via libera dal parlamento di Berlino. A questo punto l’uscita potrebbe essere solo per il tempo di sistemare l’economia e poi rientrare nella moneta unica. Ma nessuno sa dire quanto tempo occorrerebbe, di certo per completare il processo sarebbero necessari diversi anni. E intanto la Grecia rischia di rimanere fuori da tutto.








